Ho letto l’altro giorno una notizia che mi ha improvvisamente fatto rispettare la Pepsico, la multinazionale che produce la Pepsi Cola.
Un dipendente della Coca Cola ha provato a vendere alla Pepsi la ricetta di una nuova bibita non ancora presentata sul mercato. La Pepsi ha contattato il concorrente e lo ha informato del fatto: di lì è scattata un’indagine dell’FBI che ha portato all’arresto del dipendente disonesto della Coca Cola e di due suoi complici.
Devo fare i complimenti all’onestà della Pepsi, non così scontato che un’azienda si comporti correttamente nei confronti di un concorrente in un caso del genere!
Ho ricordi diretti di un’azienda di cui non faccio il nome in cui il proprietario faceva fotocopiare tutto i documenti contenuti nella valigetta 24ore dei clienti finché lui li portava a fare il giro dello stabilimento di produzione… alla faccia dell’onestà e della correttezza. Dicono che in guerra, affari ed amore non esistano regole. Sarà, ma a me pare una gran porcheria.
Per la fretta capita anche a me di fare qualche erore di ortograffia, e mi renddo conto che sarebe buonna norma rielggere sempre quello che si scrive prima di pubblicarlo.
Scherzi a parte però, a volte si scoprono delle chicche. Per esempio stamattina ho letto un annuncio di ricerca personale:
“Ricerchiamo urgentemente per nostro organico Product Manager da inserire con contratto a tempo determinato.
Ricerchiamo persona dimanica, flessibile e creativa, in possesso di ottime capacità di relazione e di comunicazione.“
dimanica larga o stretta? Certo che potrebbero specificare meglio!
L’errore di battitura è comprensibile e scusabile, anche se fa sorridere.
“Requisiti richiesti:
Laurea in comunicazione o similare
Ottima conoscenza della lingua inglese
Ottima conoscenza dei programmi informatici“
Qui invece c’è un problema di confusione d’idee. Quali programmi informatici? Secondo questa definizione rientrano anche Quake, Doom, Monkey Island, Civilisation e Flight Simulator: oppure Autocad e MS DOS!
Visto che cercano un Product Manager per il settore catering devo ammettere di essere un po’ confuso (ma non quanto loro!)
L’idea più demente che abbia visto negli ultimi tempi: due cani antropomorfizzati in situazioni che non hanno nulla a che vedere con il judo (una cenetta romantica, seduto sul water…) che discutono di… boh, niente di sensato, e finiscono con un colpo di judo(?)
Difficile da spiegare (e pure da capire, inglese britannico stretto e bofonchiato), assurdo da vedere:
dogjudo.co.uk
Lo humor inglese dell’era digitale.
Bene bravi, bis!
Avete avuto il mio voto (col naso turato)? L’avete usato bene? Io non sono molto felice…
Non ero tenero con Berlusconi, ma caro Presidente Prodi, non sei mica tanto meglio – solo un pelino meno antipatico, tutto lì. Non m’aspettavo certo che nel giro di qualche mese avresti fatto l’indulto. Alla faccia della serietà al governo!
Sei appena riuscito a fare una legge che scontenta il 90% degli italiani: un colpo da maestro del genere per mettere tutti d’accordo lo devo veramente applaudire!
Hai provato a parlare male della nazionale? Forse riesci a fare incazzare anche il 95%, provaci dai, che superi te stesso!
Voto (0-10): 3
Per condire l’insalata, la carne, le verdure, una buona minestra di verdure o un semplice pezzo di pane non c’è di meglio che un filo di buon olio d’oliva. L’olio italiano è il migliore al mondo per qualità e varietà, ma…. c’è sempre un bel “ma”: la maggior parte dell’olio che si trova in giro è pura e semplice porcheria.
L’ho scoperto personalmente assaggiando finalmente dell’olio buono: dovrebbe profumare d’oliva e d’erba, di pomodoro o di carciofo, essere piccante e non lasciare la bocca unta e “oleosa”. Una volta provato un olio buono non si torna più indietro, e devo ringraziare la mia amica Giulia (reduce da un corso di degustazione olio d’oliva) per avermi fatto scoprire questo mondo meraviglioso, ed il negozio Olio & Olive di Vicenza, oramai mio spacciatore di fiducia.
Voto (0-10): 10
Eppure le marche che vanno di più nei supermercati sono spesso poco più che scadenti, e per dipiù nemmeno italiane! Proprio oggi ho scoperto che gli olii Carapelli, Sasso e Dante sono di proprietà della spagnola Sos Cuetera; Bertolli invece è della anglo-olandese Unilever, la stessa che produce il Cif, i bastoncini Findus, il gelato Magnum, nonchè vari detersivi per lavatrice e deodoranti per ascelle.
Queste scoperte hanno rafforzato la mia voglia di cercare di scoprire cose buone da gustare lontano dagli scaffali dei centri commerciali.
<%image(green_man.jpg|580|328|Hi! Hi! Hi!)%>
<%image(ita-4_130.gif|280|280|Commemoriamo l'Italia Campione del Mondo di Calcio)%>
…non preoccupatevi, in realtà questa moneta in realtà non esiste: è un bel bozzetto disegnato da Frizio e pubblicato sul forum di numismatica lamoneta.it. Ci starebbe bene però, vero?
< %image(finale1.jpg|500|381|La piazza attende!)%>
Eh si, stavolta non posso non gioire con il resto d’Italia! E’ mezzanotte e un quarto, scrivo queste righe con lo strombazzare delle auto sotto alla finestra, credo che stanotte non riuscirò a prendere sonno molto in fretta…
Vi voglio raccontare la storia di una finale dei mondiali di calcio vissuta in una calda e sudata Piazza dei Signori a Vicenza, accalcati eccitati e ansiosi per la partita che andava ad iniziare.
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<%image(Germania20060624.jpg|500|500|Evviva i mondiali!)%>
Calcio e birra: una combinazione che da’ risultati incredibili ed innovativi!
Per vendere dell’idrocarburo polimero mescolato a zucchero ci vuole l’inglese.
Questa affermazione pare strana? Prima di tutto definisco ciò di cui scrivo: il chewing-gum, o gomma da masticare, detta anche cicca, tira-mastega, cicles, ciùnga e mille altre variazioni…
Bene: l’altra sera ero in fila al supermercato. Vi siete mai chiesti perché davanti alla cassa ci siano cioccolata, caramelle e gomme da masticare? Ovvio: finché si è in fila, presi dalla noia, dalla fame e dalla curiosità, la mano si allunga fino a cogliere distrattamente quel pacchettino colorato di distrazioni alimentari.
Ho fatto caso alle confezioni: non una che fosse completamente in italiano. Piene di parole come “white“, “extra“, “fresh“, e altre anglicità del genere.
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