Le relazioni fra stati sono regolate dall’anarchia. Questa affermazione non è arbitraria ma tratta da un testo universitario di politica internazionale: essa parte dalla constatazione che nella relazione fra stati non esiste un ente superiore che imponga regole di comportamento (l’ONU è una barzelletta a questo riguardo). In altre parole vige la legge del più forte.
Oggi alla radio ho sentito che il Nepal proibisce assolutamente qualunque manifestazione di solidarietà con i tibetani in collegamento con il passaggio della fiaccola olimpica.
E’ un lampante esempio di piccolo stato che ha paura della reazione di uno stato grande e potente come è la Cina: non vedo grandi differenze con il comportamento di ragazzini e bulli nel cortile di una scuola.
Queste olimpiadi del bullismo stanno assumendo un’aura molto sgradevole. Il grande evento mediatico ed autocelebrativo immaginato dai governanti cinesi si sta tramutando in una prova di forza nei confronti del mondo. Un po’ come le olimpiadi di Berlino in tempi nazisti: pura propaganda, alla faccia degli atleti e del messaggio di pace delle olimpiadi. Non credo che la Cina ci stia guadagnando…

E’ attesa a giorni la presentazione della cordata per Alitalia.

"Il precariato è un problema che si risolve facilmente, con il buonsenso della brava massaia e dell’operaio. Perché accettare denti di qualità inferiore, addirittura precariati? Diamo una mano all’economia dell’Italia, spendiamo il giusto per acquistare denti sani e belli come i miei!"
Chi potrebbe averlo detto?
Prendo spunto da un articolo di Stefano Folli sul Sole 24 Ore intitolato molto appropriatamente "Mai liste così modeste. Unico criterio: la fedeltà al capo": invito a leggerlo.
La legge elettorale vigente ha fra i suoi difetti uno di imperdonabile: le liste bloccate. Significa che l’elettore vota un simbolo di partito ma non esprime una preferenza fra i nomi presenti nella lista: vale a dire che vengono eletti i candidati nell’ordine in cui sono stati scelti e presentati dai partiti, perciò chi è primo nella lista è praticamente sicuro di andare in Parlamento, chi è ultimo sa già di avere ben poche speranze, anche se votassero tutta la sua famiglia fino al nono grado di parentela.
Questo mi pare un difetto non da poco per delle elezioni democratiche: dei capi di partito non eletti da noi hanno deciso chi sicuramente andrà in Parlamento. La nostra unica scelta è fra una lista e l’altra, al resto hanno già pensato loro.
Beh, se è così non vale nemmeno la pena di votare, tanto hanno già deciso tutto: perciò ho deciso che io questi non li voto. Alle prossime elezioni non mi presenterò a votare, ed invito tutti a fare altrettanto. E’ praticamente l’unica scelta che ci hanno lasciato.
Oggi sono quattro anni giusti che robobloggo.com esiste. Beh, è proprio vero che l’erba cattiva non muore!
C’è chi se le inventa tutte per diventare famoso: c’è persino chi si inventa di fare il single perché si parli di lui.
Provate a leggere prima il sito del Corriere della Sera: Gioie e dolori di chi vive da solo
e poi il blog di GG: Vita da single
…comunque devo provare la tattica del bicarbonato…
Fra parentesi hanno recentemente scoperto che il nostro Single d’Italia ha pure trascorsi da druido… anzi, scopro or ora che si trattò di una fenomenale interpretazione in "Il gobbo del Mago Merlino", un musical ambientato a Venessia!
Il buon amico 100 mi ha fatto scoprire oggi che il 2008 è l’anno internazionale della patata: e c’è pure un sito internet dedicato!
Il mio commento : in sformato, in puré, patatine, lesse, gratinate, pasticciate, al forno, al cartoccio…. non c’è contorno migliore ad un arrosto, ad una bistecca, uno spezzatino.
Carciofi e patate, fagioli e patate, patate e patate: e poi gli gnocchi di patata al sugo di carne, al burro e salvia, al ragù d’anitra!
Insomma, un trionfo.
L’ho mai detto che mi piacciono le patate?
In una sorta di dissociazione mentale praticamente schizofrenica il centrodestra si proclama liberista, e allo stesso tempo insiste nella pesante interferenza negli affari di Alitalia.
Qualcuno mi deve spiegare come si possa sostenere che il bene del Paese sia di rimandare oltre la vendita di un rottame d’azienda che da anni ci costa più che se fosse nostro figlio – letteralmente, visto che paghiamo le tasse per coprire le perdite immense e le poltrone inossidabili dei raccomandati, figli di, politici trombati e saltimbanchi vari che gonfiano gli organici di Alitalia. Mi spiace, non credo per nulla alla storia della difesa dell’italianità di Alitalia: io sono convinto che la verità sia un’altra. Che una volta che alitalia fosse di proprietà francese, i politici italiani (di destra e di sinistra) non potranno più piazzare amici e famigliari in comodi posti da dirigente-fantasma, che i sindacati non potranno più manovrare il governo prendendolo per la gola con gli scioperi, che il bacino di voti dei dipendenti non potrà più essere comprato con promesse e concessioni incredibili.
E’ altrettanto incredibile che ci si ostini a combattere per mantere il secondo hub di Malpensa: fate attenzione, la decisione di Alitalia di tenere il solo hub di Roma Fiumicino è presentato al pubblico come la decisione di chiudere l’aeroporto di Milano. Questo è falso! Malpensa NON sarà chiuso, ci saranno ancora voli, e soprattutto ci sono responsabilità importanti per il fallimento di Malpensa di assumere una grande importanza che non sono di Alitalia ma della classe politica di Milano, e della Lombardia. Con buona pace di Formigoni e della Lega. Un decennio dopo l’apertura dell’aeroporto non c’è ancora maniera di arrivarci senza fare code allucinanti a Milano. Non è possibile arrivarci in treno senza trasferimenti in metropolitana all’interno di Milano, con perdite di tempo e di anni di vita per ansia e nervoso. E’ come se aprissero un centro commerciale megagalattico e si dimenticassero di costruire strade di accesso, lasciando il solo ponticello a senso unico alternato che c’era sempre stato: è ovvio che quel centro commerciale non avrà mai successo.
Però, e chiudo con una nota amara, la nostra classe politica non ha come priorità la soddisfazione degli interessi dell’Italia o degli italiani, ma la soddisfazione delle proprie esigenze: una carica, uno stipendio in più, un’auto blu in più, un appalto da assegnare ai propri amici in più.
La terra dei cachi d’oro.
Sono appena rientrato da un viaggio di lavoro a Las Vegas, la città più finta del mondo. C’è una torre Eiffel finta, c’è una finta Venezia con le gondole ad elica, tutte le donne sono siliconate ed i sorrisi a scopo di lucro. Al mattino presto lo squallore profondo del posto appare completamente: a neon spenti, alcuni giocatori ormai impossessati dalle slot machines inseriscono dollari e premono i pulsanti del gioco con lo sguardo appannato ed assente di chi ha rinunciato ad avere una volontà propria.
Ma la cosa più finta che ho trovato a Las Vegas è un’altra…
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