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A chi interessa ancora l’ecologia?

12 luglio 2008

Questa volta sto dalla parte del Papa. Oggi ha detto che

"I politici e i tecnici devono essere capaci di rispondere alla grande sfida ecologica e di essere all’altezza di questa sfida" (fonte ANSA)

Il mondo è cambiato negli ultimi anni: la corrente ecologista della politica era riuscita a farsi spazio addirittura di governo in vari Paesi negli anni ’90, poi però è stata riassorbita dalla politica tradizionale, quella che bada alla gestione dell’economia e del potere con una visione di qualche anno al massimo. 

Gli argomenti ecologisti erano e sono a tutt’oggi validissimi, ma l’applicazione pratica di questi principi si è rivelata difficile – un po’ per gli atteggiamenti dogmatici di certi "verdi", atteggiamenti irricevibili dalla massa della popolazione, un po’ per lo scontro con interessi economici forti che da sempre oppongono una grande resistenza a cambiamenti che significano un aumento di costi non necessariamente coperto da un adeguato aumento dei ricavi, e infine per una certa stanchezza generale di fronte ad argomenti sempre uguali a se’ stessi.

Il fatto è che il problema dell’impatto umano sull’ecologia della Terra è oggi addirittura più grande di vent’anni fa: è di ieri per esempio la notizia che la Cina nel 2008 consuma la stessa quantità di petrolio degli USA. La Cina però è molto, molto meno sensibile ai problemi ecologici degli USA, che già di per sè lo sono solo fino ad un certo punto.

E’ interessante che sia il Papa, il capo della religione cattolica, a sollevare la questione. la Chiesa è da sempre attenta alla propria posizione diplomatica oltre che religiosa ed apostolica, muovendosi con orizzonti temporali ben più ampi di quelli della politica: evidentemente giudica che l’argomento ecologico sia più sentito oggi di quanto non si rendano conto i governi, ed altrettanto giudica che avrà ancor maggiore importanza in futuro.

Per una volta credo proprio che il Papa abbia ragione.

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