La pubblicità
La pubblicità
Annamaria Testa
Saggistica
Il Mulino, seconda edizione 2004
Uno degli splendidi volumetti della serie “Farsi un’idea” del Mulino; conciso e preciso, dà spunti interessantissimi sull’arte della comunicazione persuasiva, sulla pubblicità e sul mondo che ci gravita attorno.
Voto (0-10): 8
Il volumetto, di prezzo accessibile (8 euro) e dimensioni abbordabili dal lettore meno paziente (138 pagine), illustra in maniera sintetica ma corretta il tema della pubblicità. L’angolazione è didattica, parlando di informazione pubblicitaria come comunicazione persuasiva. Quel che più mi è piaciuto è che non da’ per scontato nulla, e parte dando definizioni chiare del contesto e del significato di pubblicità: spiega innanzitutto cosa significano le parole “comunicazione” e “persuasione”, non permettendo quindi malintesi sul tema trattato.
Di fatto la pubblicità è trattata in maniera specifica nella seconda parte del volume: ho trovato più interessante la parte propedeutica iniziale sulla comunicazione, applicabile di fatto a molti altri temi, non ultimi giornalismo e politica.
Cito un breve passaggio del primo capitolo, che sostiene che la pubblicità sia infatti democratica, poiché “è vero che siamo costantemente esposti a messaggi di natura persuasiva. E’ vero che chi formula questi messaggi impiega tecniche sofisticate. E’ vero che siamo immersi nella società dei consumi. E’ vero che l’idea stessa di consumo (e di “merce” e di “vendita”) si è amplificata talmente da comprendere, in apparenza, ogni cosa: emozioni, esperienze, affetti, valori, politica e cultura compresi. Ed è vero che funzionano.
Ma, quando qualcuno prova a persuadere, lo fa proprio perché sa bene di non essere in grado di “obbligare”.”
Una lettura non fondamentale, ma estremamente interessante e liberatoria.
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sicuramente sono spunti di riflessione, ma direi che una buona ed inquietante sintesi sull’argomento persuasione si trova in un "paragrafo" del film corporation dove una fiera pubblicitaria, spiegava come il suo lavoro per un tale cliente, consosteva nel cercare soluzioni persuasive per i bambini accompagnati dai genitori nei centri commerciali…. sono rimasto a bocca aperta nel vedere l’espressione soddifatta di questa donna (e se avesse dei figli?) mentre spiega la cosa come se fosse una cosa "normale"……. pessimismo e fastidio…. pessimismo e fastidio… aiuto….
Sì, infatti, è la famosa storia della differenza tra il decisore d’acquisto e chi acquista. Le associazoni di pubblicitari americani si sarebbero anche date una deontologia, ma molti di fatto non la applicano
E’ uno di quei casi in cui più che un codice deontologico servirebbe una legge… … … no?
P.S. Robi grazie per la dritta
Nel frattempo, in Canada…
The Broadcast Code for Advertising to Children (Television)
In Canada, broadcast advertising to children is regulated as a condition of broadcast license through the CRTC. The Broadcast Code for Advertising to Children was created to guide advertisers in preparing broadcast commercial messages that recognize and respect the developing characteristics of the child audience. The content of the code is strong, specific and mandatory.
In Canada, no children’s broadcast advertising goes to air before it is cleared by Advertising Standards Canada’s Children’s Committee, a group made up of advertisers, broadcasters, regulators, parents and educators. This committee ensures that every child-directed commercial meets the Broadcast Code. If an ad contravenes the code, it is rejected and even approved commercials must be submitted for re-evaluation after one year, to accommodate changing social values.
la civiltà canadese…. a ridosso di quella americana…. il + e il – sono vicini e sono agli opposti….. mi manca Vancouver!!!
visitate
http://www.adbusters.org
per conoscere un po’ di attivismo contro un certo tipo di comunicazione (leggi "contro le corporation")