Intervista ad un tassista parigino
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Domenica sera, 20 novembre 2005. Le notizie sulla rivolta delle banlieues parigine, le infami periferie-alveare della capitale francese, stanno appena sparendo dalle notizie di testa dei telegiornali. Queste periferie sono peculiari per la densità di magrebini francesi di seconda, terza o quarta generazione, ma per il resto somigliano dannatamente alle periferie di qualsiasi grande città occidentale, che si chiami Milano, Monaco, Parigi, Londra o Madrid.
Salgo sul taxi per andarmene in albergo, due battute sul tempo, fa dannatamente freddo, poi chiedo come sia la situazione in periferia – il mio albergo non è proprio centralissimo, e ci tengo a capire se mi devo aspettare problemi. E’ come scoperchiare una pentola in piena ebollizione: il tassista non ha semplicemnte un’opinione, ma una valanga di cose da dirmi!
“Sa, il mio lavoro mi porta per le strade delle periferie a tutte le ore, e, sa, alle 22, alle 23, a mezzanotte, capita spesso di vedere bambini di sette o otto anni ancora in giro per le strade. Ma vi pare normale? Questa situazione e’ figlia di 40 anni di laissez-faire del governo, della politica francese. E le famiglie hanno la loro responsabilità: che ci fanno dei bambini per strada alle due di notte? Evidentemente i loro genitori non sanno nulla di quel che fanno. Lo sapeva che meta’ dei ragazzi che hanno incendiato auto, scuole e asili hanno meno di 16 anni? I loro genitori non sanno dove sono! Come fanno ad andare bene a scuola? Come fanno ad esserci con la testa, la mattina in classe? Qui i genitori assenti sono responsabili prima ancora della scuola dei questi comportamenti! Ma lo sa che questi ragazzini sanno a malapena leggere e scrivere? Eppure i loro genitori e nonni erano arrivati qui pieni di speranze, e una loro morale ce l’avevano. I loro figli e nipoti non sono più nè arabi, nè francesi, non hanno nulla.”
Sto scrivendo queste parole a memoria, ma il succo del discorso era questo. Non mi sembrano temi e problemi così peculiarmente francesi…
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questa testimonianza è inquietante…. mi sovviene un verso di una canzone "la storia siamo noi" e ci aggiungo "la storia siamo noi e non quello che ci dicono ai telegiornali". Tanto per dire che la visione della realtà la potrebbe dare solo chi vive dentro certe realtà… le opinioni non sono la storia…
Ma infatti, dei seri analisti della situazione hanno dato la colpa ad un singolo episodio che ha lanciato tutta una serie di problemi: la soppressione dei poliziotti di quartiere da parte del governo, per esigenze economiche. Se vi sembra assurdo, pensiamo al ruolo di questi "poliziotti", che vivevano dentro le realtà indicate: essere il punto di collegamento tra la popolazione e la giustizia. Magari con accordi, magari in modi non del tutto cristallini… Ma se un abitante magrebino, per esempio, aveva un problema, sapeva almeno da chi andare a chiedere aiuto. Non certo al centro di polizia distante (in tutti i sensi).
IMHO